Datazione con il metodo del radiocarbonio

Il metodo del radiocarbonio consente la datazione di reperti di origine organica come legni, carboni, semi, ossa, tessuti. Attraverso la misura del radiocarbonio residuo, si data l’anno della morte dell’organismo. Più è antico un reperto e meno radiocarbonio è presente. La tecnica AMS (Accelerator Mass Spectrometry),
che richiede l’uso di un acceleratore di particelle, è una tecnica Ultrasensibile con la quale è possibile datare usando il metodo del radiocarbonio reperti di età fino a circa 50 mila anni, con una precisione che può arrivare a ± 40 anni per reperti di epoca storica. La quantità di materiale necessario per l’analisi è di pochi milligrammi e varia a seconda del materiale stesso.

Bisogna tuttavia osservare che, a causa delle naturali oscillazioni secolari del radiocarbonio presente in atmosfera (di cui si tiene conto attraverso quella che si chiama “curva di calibrazione”), in alcuni casi gli intervalli di età possibili sono molto ampi oppure molteplici (sono cioè possibili più intervalli temporali per l’età dell’oggetto). In particolare, si sconsiglia l’utilizzo di questa tecnica per la datazione di opere risalenti all’intervallo temporale che va dal 1650 al 1950 circa, proprio perché in corrispondenza di questo periodo l’andamento della curva di calibrazione è praticamente piatto.

Infine, questa tecnica può anche essere applicata su opere del XX secolo, per la possibile scoperta di falsificazioni recenti. In tal caso, si sfrutta il cosiddetto “bomb peak”, ovvero una retta di calibrazione che riflette il rapidissimo aumento della concentrazione atmosferica di 14C che si è avuto nel secondo dopoguerra a causa dei test nucleari condotti dalle varie potenze mondiali. Le variazioni così rapide e grandi nelle concentrazioni in atmosfera durante quegli anni si sono ripercosse anche sugli organismi viventi, offrendo così una possibilità molto chiara di discriminazione ad esempio tra “prima e durante” il periodo considerato e anche da anno a anno al suo interno.